La nuova misura approvata dall’Assemblea Capitolina offre una boccata d’ossigeno alle piccole librerie indipendenti di Roma, che da oggi potranno allestire tavolini all’aperto e affiancare alla vendita dei libri un servizio di ristoro. L’iniziativa, che raccoglie un’idea lanciata da Carlo Verdone durante la sua giornata da sindaco simbolico della città, punta a rilanciare queste realtà culturali offrendo loro nuove opportunità economiche, pur mantenendone intatta l’identità originale.
Non si tratterà comunque di un liberi tutti. Il regolamento stabilisce paletti molto chiari per evitare che le librerie si trasformino in veri e propri bar: l’area dedicata a cibi e bevande non potrà superare il 10% dello spazio di vendita complessivo, applicabile solo ai locali con una superficie compresa tra i 50 e i 100 metri quadrati. Inoltre, per poterne usufruire, i librai dovranno dimostrare che il libro resta la loro attività principale, con un fatturato di almeno 20.000 euro derivante dalle vendite librarie, pari ad almeno il 60% degli incassi totali. Tra gli altri requisiti richiesti figurano l’anzianità di servizio di almeno due anni e un limite massimo di quattro punti vendita sul territorio comunale.
Particolare attenzione è stata riservata al centro storico e alle zone di alto valore urbanistico. Nel perimetro del Sito Unesco e della Città Storica le concessioni per i dehors saranno ancora più stringenti: la superficie occupabile all’esterno potrà variare da un terzo a un massimo di due terzi dello spazio interno, a seconda del pregio della zona. In questo modo il Campidoglio intende coniugare la tutela del patrimonio architettonico con un sostegno concreto ai presìdi culturali di quartiere.














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