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La media è del 35% ma si arriva anche al 49% del ministero dell’Istruzione, al 44% di quello della Cultura e al 43% dell’Ispettorato del Lavoro: sono le quote di carenza di organico delle pubbliche amministrazioni, fotografate dal sindacato *Flp*. Mettendo a confronto i Piani di fabbisogno delle Pubbliche Amministrazioni (Piao) con i dipendenti in servizio la *Flp* calcola anche la carenza di dirigenti, che in molti casi è anche più grave: al ministero della Giustizia è scoperto il 57% dei posti, in quello delle Infrastrutture il 36%.

I dati dei Piano analizzati dagli analisti del sindacato si fermano al 31 dicembre 2021 ma non per questo bisogna aspettarsi che nel frattempo siano intervenuti miglioramenti significativi, assicura il segretario della *Flp* *Marco Carlomagno*: «Semmai la situazione potrebbe essere peggiorata, perché i concorsi sono stati pochi e non sempre hanno raggiunto l’obiettivo: in ogni caso i pensionamenti hanno sicuramente superato le assunzioni».

I numeri reali fanno ancora più paura delle percentuali: all’Agenzia delle Entrate mancano, rispetto alla pianta organica, 14.270 dipendenti. Il direttore Ernesto Maria Ruffini lo ha denunciato anche in occasioni pubbliche, sottolineando le “scelte miopi” di una spending review che si è accanita anche sul personale dello Stato, compreso quello del fisco. Al ministero della Giustizia mancano oltre 11 mila dipendenti, a quello della Cultura oltre 8 mila.

E a fronte delle difficoltà dei concorsi, che procedono a rilento rispetto alle carenze di organico, potrebbe anche andare peggio nei prossimi mesi perché il conto alla rovescia delle amministrazioni va sempre più veloce: l’età media dei dipendenti è di 54,7 anni, con picchi di 58 anni al ministero della Difesa e della Cultura e di 57 allo Sviluppo Economico. «Ci sono ministeri, come quello dell’Interno – osserva *Carlomagno* – dove l’ultimo grande concorso si è svolto nel 1985: gli assunti di allora andranno con ogni probabilità in pensione contemporaneamente». Anche perché l’età media deI neoassunti negli ultimi concorsi è piuttosto alta, i neolaureati rappresentano una minoranza.

Se dalle amministrazioni statali ci si sposta a quelle comunali la situazione non migliora: in media manca oltre un terzo del personale previsto in organico, solo l’1% ha meno di 30 anni e oltre il 20% supera i 60, ed è quindi prossimo alla pensione. Ovviamente le pubbliche amministrazioni, consapevoli della situazione, stanno cercando di correre ai ripari: le assunzioni degli ispettori del lavoro procedono dallo scorso anno, ma spesso ci si scontra con i rifiuti dei convocati, come in molti altri concorsi. Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha annunciato pochi giorni fa l’approvazione della «graduatoria per l’assunzione di 4.300 persone».

Ma intanto il Formez nel rapporto presentato pochi giorni fa ha denunciato tassi di rifiuto dei vincitori di concorso che in qualche caso superano il 70%. Per motivare i candidati, ed evitare che rimangano posti scoperti come è successo ultimamente, bisognerebbe investire di più sul personale, suggerisce la *Flp*, ricordando che la spesa italiana, il 9,5% del Pil, è inferiore al 12,3% della Francia ma anche al 10,9% del Portogallo e al 10,3% della Grecia.

E anche il numero dei dipendenti è inferiore: in Italia opera nel settore pubblico il 13,4% dei lavoratori contro il 19,6% della Francia e il 15,9% della Spagna.


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