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L’architettura contribuisce al cambiamento

Brasiliano, comunista convinto, costretto all’esilio in Europa negli anni della dittatura militare nel suo paese. In rapporti stretti con Le Corbusier che lo considera il suo maestro, Niemeyer è convinto che l’architettura contribuisce al cambiamento. In patria firma opere entrate nei libri di storia della progettazione e nel patrimonio dell’umanità. Dall’invenzione di Brasilia con il suo maestro Lùcio Costa. Agli edifici istituzionali, cattedrali e chiese, musei, biblioteche, sedi di partito, residenze pubbliche e private. Viene coinvolto con altri colleghi alla realizzazione del Palazzo di Vetro sede dell’Onu a New York. Firma all’estero capolavori che hanno fatto scuola. In Italia, tra i suoi interventi più noti, ha realizzato la sede della Mondadori editore a Segrate e l’auditorium di Ravello. Walter Gropius un giorno gli fece notare di essersi costruito una casa bella ma impossibile da industrializzare. L’osservazione del fondatore del Bauhaus, più che una critica, coglie il principio-guida di Nemeyier. La non riproducibilità della sua opera, al bando la ripetitività, ogni lavoro non deve somigliare a un altro.

A tratteggiare il geniale “scultore di monumenti”, nato a Rio de Janeiro nel 1907, è ora la monografia digitale in sei lingue: “L’impronta di Oscar Niemeyer in Brasile”.  Alla quale Stefano Marchi ha lavorato intervistando tre grandi colleghi che lo hanno conosciuto. Massimiliano Fuksas, Jacques Gourvénec e Eduardo Souto de Moura. La pubblicazione, con un ricco apparato di foto, è edita da TÀ POLITIKÁ in occasione del 10° anniversario della morte di Nemeyer. E’ disponibile sul sito www.tapolitika.com, dove potrà essere letta, scaricata e stampata gratis.

Fuksas: ”Il mio sogno è quello di fare come lui”

I racconti raccolti dal giornalista italiano restituiscono il profilo di un uomo ancorato alle sue abitudini. Lavorava per lo più di mattina, riservando il pomeriggio all’incontro con gli amici, alle chiacchiere al bar, a cantare, fumare sigari. Pensava un progetto, lo scriveva sulla carta e poi lasciava che i collaboratori si occupassero della messa a punto. Ciò affascina Fuksas. ”Il mio sogno – dice l’architetto italiano – è quello di fare come lui. Passare alcuni disegni a qualcuno capace e appassionato per realizzarli, per costruire”. I suoi edifici avevano la capacità di “entrare in simbiosi con il paesaggio. Niemeyer riusciva a trasformare la materia stessa in paesaggio”.

Il portoghese Eduardo Souto de Moura, vincitore nel 2012 del premio Pritzker, equivalente al Nobel dell’Architettur. Riconosce a Niemeyer il merito di aver portato in America Latina il Movimento Moderno. Così come pensato, ma non realizzato, nell’Europa tra le due guerre. “Io penso che sia un genio e non può essere copiato. C’è gente che non ha capito il suo messaggio politico, sociale e artistico, e copiando fa dei pasticci”.


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